Alla fine dell’800 inizio ‘900 l’acqua fu considerata come la prima azione sanitaria. Di qui una grande operazione da parte della società civile affinché tutti avessero l’acqua e tutti avessero acqua di buona qualità anche a fronte delle numerose morti di bambini di gastroenterite. L’acqua pubblica fu un elemento di garanzia per il cittadino poiché l’acqua che sgorgava era acqua potabile, acqua buona e controllata e solo il pubblico poteva garantirlo poiché solo il pubblico era capace di fare questi investimenti perché esente da profitti e manipolazioni.
Profitto significa selezione, chi ha soldi può accedere chi non ne ha è escluso.
La differenza tra privato e pubblico è proprio questo: il profitto. Il profitto può essere realizzato aumentando le tariffe, diminuendo le manutenzioni e quindi peggiorando il servizio o anche licenziando i dipendenti. Tutte situazioni che aggravano l’importante funzione propria dell’acqua.
Questa è la cultura che si sta diffondendo nella nostra società. L’acqua scarseggia i nostri avi, la gente comune, il “Pensar sensato” direbbe: “Ridistribuiamola”. Invece la politica, di qualsiasi colore essa sia, vuole che la regoli il mercato. Né fa oggetto di mercato così sarà il mercato a stabilire chi potrà averla e chi no.
Il decreto 23 bis
Il decreto legge, il 23 bis è intitolato "Servizi pubblici locali di rilevanza economica", nel testo si legge:
"2. Il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene, in via ordinaria, a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite[...]
5. Ferma restando la proprietà pubblica delle reti, la loro gestione può essere affidata a soggetti privati.[...]
(10. d.) tutti i servizi pubblici locali di rilevanza economica in materia di rifiuti, trasporti, energia elettrica e gas, nonché in materia di acqua."
Ogni giorno muoiono 30000 persone al mondo per mancanza di acqua. Nel 2025 la domanda sarà del 56% superiore alla disponibilità. Per rispetto a tutti coloro che non hanno la nostra fortuna dobbiamo impegnarci affinché almeno sull’elemento più prezioso che abbiamo non si speculi.





