"Mirate in alto, calciate lontano: se andate a caccia di stelle può darsi che non le troviate, ma non tornerete con un pugno di fango".(Gibran)

sabato 29 settembre 2007

Teak Dahat


Nel 2001 il gruppo rock U2 dedica la canzone Wolk on al premio nobel per la pace Auns San Suu Kyi e a tutti i bambini militari del Myanmar. La canzone fu bandita nello stato.

Auns vinse le elezioni nel 1990 con più del 60% di preferenze. I militari rigettarono il voto, e presero il potere con la forza, annullando il voto popolare. La dittatura continuò.
Dal 17 settembre monaci buddisti sono scesi in piazza con una marcia pacifica contro il regime militare che ha ridotto il popolo birmano di tutti i fondamentali diritti umani. La dittatura sta esasperando il popolo Birmano quintuplicando il costo della benzina i prezzi degli altri beni, tra cui anche quelli di prima necessità sono saliti.

Inoltre Centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini sono tutt’ora costretti al lavoro forzato, da parte sia dei militari, sia delle autorità locali, e sono spesso obbligati alle deportazioni forzate, mentre sono comuni la detenzione e le esecuzioni, torture, stupri, utilizzati come mezzo di potere.
E' importante che l'ONU intervenga e che Cina e Russia ritirino il proprio veto. Non si può rimanere indifferenti. E se l'Italia è intervenuta in operazioni estere piuttosto dubbie, non può non agire in una situazione simile.

Ai monaci buddisti si sono aggiunte altre persone fino a diventare un fiume umano di trecentomila persone per questa marcia pacifica verso la libertà.

martedì 25 settembre 2007

Prima Pagina



Mi è scaduto l'abbonamento all'Espresso il settimanale a cui sono stato abbonato quest'anno. Mi hanno fatto offerte per rinnovarlo, ma le offerte non sono state convenienti come quella per cui ho deciso di abbonarmi. La proposta più conveniente aveva un costo del 50% in più rispetto a quella che ho stipulato un anno fa.
Un soluzione intelligente è possibile. Lo Stato ha destinato alla carta stampata 400 milioni di euro. E sono cospicui i contributi concessi a quotidiani noti o appartenenti a partiti. Pare evidente che qualcuno venga favorito.
La soluzione è destinare i soldi, concessi dallo stato, non agli editori ma agli abbonati.
Oltre a molti privilegi come agevolazioni sulle tariffe telefoniche, le tariffe elettriche e soprattutto tariffe agevolate per la spedizione in abbonamento postale gli editori hanno la possibilità di usufruire di qualche milione all'anno. Con ad esempio otto milioni di euro annui qualsiasi persona sarebbe capace di gestire un quotidiano o comunque continuare a portarlo in stampa.
Destinare i soldi a chi fa l'abbonamento invece incentiva le riviste a diminuire il costo dell'abbonamento, costo che si presenterebbe ancor più basso per via del contributo ed inoltre rimborsa davvero gli editori che vendono maggior numero di copie. Quindi i contributi vengono erogati secondo un criterio meritocratico ed in qualche modo scelto dai cittadini.
Sono dell'idea che ad ogni famiglia debba pervenire almeno un quotidiano a casa, in questo caso si diffonderebbe la cultura e si informerebbero grossomodo i cittadini. Mi rendo conto che ciò non è possibile anche se con 400 milioni di euro più spese... ( Il rimborso complessivo richiesto dalle Poste Italiane allo Stato, per le riduzioni del costo dei francobolli è 307 mln per l’anno 2006)
In ogni modo non rinnoverò il mio abbonamento se non mi propongono la stessa offerta e non importa se la cifra della promozione offertami per quest'anno è di poco superiore a quella dell'anno passato. Nulla da ridire riguardo al settimanale, i soldi per l'abbonamento spesi per l'Espresso ci valgono tutti, lo reputo uno dei migliori in Italia e ci lavorano persone davvero preparate note e meno note. Ritengo solo che i contributi dello stato devono mirare a creare beneficio ai cittadini non a gruppi di privati.

sabato 22 settembre 2007

La democrazia non basta

Foto: Il Gigante di Ferro

Un paese civile, che rispetta la dignità umana, che ha veramente intenzione di accrescere la propria cultura ed affermarsi nel progresso, non lasciando dietro parte della cittadinanza più debole, non può rimanere legata ad uno schema di ordinamento.
A maggior ragione se gli schemi preposti hanno un significato molto vago e bene poco definito.
Gli ordinamenti civili, "all'avanguardia", hanno tutti carattere democratico. La democrazia è un requisito necessario ma non sufficiente. In nome della democrazia si bombardano mercati in medio oriente uccidendo migliaia di civili. Si distruggono centrali idriche scambiate per nucleari con un atteggiamento da gnorri da parte degli autori democratici.
Resta il fatto che bisogna capire qual tipo di democrazia si vuole rappresentare. Democrazia come uguaglianza o democrazia come libertà?
Si possono utilizzare esempi concreti su come la democrazia sia messa in crisi di continuo, ma si aprirebbe un dibattito su ogni esempio e poi si finirebbe col dire che è un caso di democrazia malata. Allora mi vengono alla mente le elezioni palestinesi del 25 gennaio 2006, a vincerle fu un organizzazione terroristica: Hamas. La vittoria fu democratica.
Se avvenisse nel nostro paese una situazione simile, che organizzazioni malavitose fossero elette all'interno del parlamento con metodi democratici, ciò sarebbe giusto in nome del carattere dell'ordinamento? Come dicevo la democrazia è un requisito necessario ma non sufficiente.
La democrazia non basta occorre, affinché un paese voglia realmente essere civile e utile alla propria popolazione, che siano ripristinati quei valori di giustizia e moralità generalmente riconosciuti. Che esistano regole ben precise, nella maggior parte dei casi non scritte, che isolino chi adotta un metodo riprovevole per ottenere un risultato che non merita e che punisca chi commette un fatto ingiusto.
Questo passa però dal rispetto delle regole scritte e che si diffondi sempre più il concetto di legalità e di meritocrazia.

giovedì 20 settembre 2007

Wellcome Beppe Grillo

Chissà perché ogni tanto quando parlano di politica in televisione, mi tornano alla mente le elezioni presidenziali francesi.
Il 6 Maggio di questo anno Segolene Royal, la vinta al ballottaggio per l'Eliseo, è la prima a parlare dopo i risultati delle elezioni. Con molta signorilità la candidata socialista fa i complimenti al vincitore augurandogli un buon lavoro.
Poi penso che in Italia le elezioni sono avvenute da un bel po di tempo e il candidato perdente ancora non riconosce la vittoria del nuovo Presidente del Consiglio accusandolo di brogli malgrado la denunzia di Deaglio che sostenne che i brogli c'erano si stati, ma a favore della Casa delle Libertà. Non ricordo neppure quando l'allora candidato perdente e Primo ministro uscente abbia presentato le sue dimissioni.
Magari potessimo attingere cose belle dalle altre nazioni, come la sportività in una sconfitta, il fair play in un dibattito, cosi come attingiamo vocaboli. Invece il dibattito politico in Italia ha solo paroloni che poco aiutano alle persone comuni a capire cosa accada. Chiare sono le offese e le critiche che uno schieramento rivolge all'altro. Atteggiamento che pare contraddistinguere la classe politica italiana.
L'8 Settembre è stata la giornata che ha visto entrare, a furor di popolo, nel mondo della politica Beppe Grillo. Ben vengano nuove persone in un ambiente sempre più circoscritto da soliti volti. Ben vengano le novità e quindi il pluralismo. Ma l'entrata del comico genovese in questo ambiente ha visto emergere qualcosa di vecchio come gli insulti, le offese e poi ancora, un meccanismo assai noto in politica: il discreditamento.
E se è vero che ad iniziare l'incontro è stata la parte veterana della politica è anche vero che il new entry, tanto per usare un'altra parola straniera, non si sia tirato indietro e si stia avvicinando sempre più ad una rissa. Aiutando a far distogliere lo sguardo da ciò che di bello è avvenuto: migliaia di persone che vogliono rinnovarsi ed essere utili al proprio paese.
Si riprenda nuovamente la giusta strada continuando nell'affermare le buone idee riconosciute da tutti, lasciando al tempo che trovano le offese e gli insulti che hanno un sapore di antico.

venerdì 14 settembre 2007

Nel Blu dipinto di Blu


Tra le tante polemiche da parte dei politici e tecnici che si stanno attivando per accomodare l’Alitalia nella maniera meno indolore possibile, gli italiani perdono la loro compagnia di bandiera.

Le polemiche, come dicevo, sono tra i politici e i tecnici che spesso sono la stessa cosa o comunque si confondono per quanto sono collusi. Ma è un intervento troppo tardivo. Che la compagnia italiana non volasse in buoni cieli, per usare una metafora adattata, era risaputo da anni. Eppure nessuno è intervenuto, anzi è stata usata la compagnia per consolidare il potere politico, quindi strumentalizzata. Un atteggiamento incosciente e irresponsabile che ha portato al tracollo della compagnia.

Un comunicato stampa del 13 Ottobre 2005 del Sult(Sindacato unitario lavoratori trasporti) mostrava una comparazione tra gli utili delle maggiori compagnie europee e il guadagno dei loro amministratori delegati:

Al 31.12.2004, Air France ha dichiarato un utile di 98.000.000,00 euro.

Al 31.12.2004, KLM ha dichiarato un utile di 261.000.000,00 euro

Al 31.12.2004, British Airways ha dichiarato un utile di 333.000.000,00euro.

Dati ufficiali, iscritti a bilancio, dicono che il signor Spinetta, amministratore delegato di Air France, nel biennio 2004-2005 ha ricevuto un compenso di 550.000,00 euro, un bonus di 160.000,00 euro, pari a una remunerazione mensile di 29.583,00 euro.

Dati ufficiali, iscritti a bilancio, dicono che il signor Van Wijk, amministratore delegato di KLM, nel biennio 2004-2005 ha ricevuto un compenso di 653.709,00 euro, un bonus di 429.731,00 euro, pari a una remunerazione mensile di 45.143,00 euro.

Dati ufficiali, iscritti a bilancio, dicono che il signor Rod Eddington, amministratore delegato di British Airways, nel 2004 ha ricevuto un compenso annuo di 517.813,00 euro, un bonus di 258.907,00 euro, pari a una remunerazione mensile di 64.727,00 euro. Al 31.12.2004, Alitalia ha dichiarato un perdita di 812.833.000,00 euro.

Dati ufficiali, iscritti a bilancio, dicono che il signor Giancarlo Cimoli, amministratore delegato e presidente di Alitalia, dal 6 Maggio al 31 Dicembre 2004 ha ricevuto un compenso di 1.522.996,00 euro, pari a una remunerazione mensile di 190.375,00 euro.

Quindi mentre le altre compagnie avevano utili e i loro amministratori erano premiati, Alitalia aveva un forte passivo e l’amministratore percepiva più del doppio di remunerazione e premio dei suoi colleghi.

Le stesse persone che hanno taciuto lungo tutto questo periodo adesso si sforzano per trovare soluzioni e polemizzano sulla scelta da adottare. Credo che in un normalissimo paese democratico almeno i principali responsabili pagassero per il fallimento compiuto.

Questa è un’altra vicenda legata alle famose privatizzazioni che avrebbero dovuto portare soldi alle casse dello stato.

sabato 8 settembre 2007

La danza dell’impunità

Foto: astrarte.it

E’ ormai dato per certo che l’indulto in Italia non lo voleva nessuno fatta eccezione per i parlamentari che per iniziare la nuova legislatura nel segno delle larghe intese l’hanno votata con il 70% dei consensi. E’ scattata poi la corsa al record di chi indultato ritornava per primo in carcere, un gioco tra mattacchioni recidivi. Primi ex equo sono Massimiliano Formula, di 32 anni, di Sassari, e Raimondo Muntoni, di 28, di Tula, sono rientrati in carcere dopo due ore. Del secondo non è stato dato il nome ma si conosce il luogo di nascita, Taranto, e la città dove è ritornato in carcere, Genoa. Il tempo del rientro è di cinque ore e mezzo. Giampaolo Monteduro, 49 anni è rientrato dopo dodici ore, si è classificato terzo. Senza premio ma con meriti Mirkovic Svetozar, 34enne di Belgrado dopo averlo rilasciato si sono accorti che su di lui pendeva un mandato di cattura internazionale.

Lasciando da parte l’ironia, questi sono solo alcuni casi in cui l’effetto dell’indulto, per la povera gente non è servito a nulla. Dati risalenti a Febbraio dicono che l’11% dei detenuti sono rientrati in carcere. A Napoli il procuratore capo del pool antimafia Franco Roberti, ha dichiarato che in quasi tutti gli omicidi degli ultimi tre mesi(affermazione risalente al 9.11.2006) ex detenuti usciti con l’indulto hanno avuto un ruolo: vittime, killer, mandanti o complici. Ancora oggi si sente parlare di ex indultati che commettono reati: la strage di Treviso. Ma l’indulto ha dato conseguenze ancora più rilevanti. Si è diffuso nella nazione un senso di impunità. Resta alla mente con quanta facilità un gruppo di giovani massacra di botte uccidendolo dopo aver insultato la sua ragazza un loro coetaneo d’avanti una discoteca di Vietri. Si uccide, si rapina, si commettono reati sapendo che è possibile farla franca. Che si viene arrestati la sera e rilasciati il giorno successivo. Che conviene più essere un bullo fare carriera e diventare un mammasantissima che essere un ragazzo studioso e diventare una persona perbene. Lo dicono le immagini della vita lussuosa in ville sfarzose, proiettate continuamente dai media, di Ricucci, Fiorani, Tanzi, Cragnotti e la danza continua con Geronzi, che viene anche premiato, per poi finire in parlamento dove forti del potere della democrazia la “casta” sfugge a qualsiasi giudizio.

giovedì 6 settembre 2007

V-Day


Sono sempre stato convinto che ciascun cittadino debba interessarsi del territorio in cui vive. Dire territorio è ambiguo, non delimita i confini. Meglio chiarire. Per territorio intendo il parco del palazzo dove risiedo, il paese dove abito, la città in cui vivo ed infine la nazione in cui sono nato con uno sguardo sul mondo. Ogni cittadino dovrebbe occuparsi della vita del proprio territorio. Ma per vari motivi ciò è complicato. E' complicato perché la gente onesta di questo paese lavora tutto il giorno e quando torna a casa è sfinita. Perché parte della gente restante non è istruita, altra non è educata all'informazione e alla partecipazione e il resto ha i suoi motivi che reputa buoni.
Resto dell'idea che la partecipazione da parte dei cittadini nella vita dello stato è fondamentale.
Per questo non ho gradito i partiti "Personalizzati"(UDC Casini, UDEUR Mastella, FORZA ITALIA Berlusconi, tanto per citarne qualcuno) esempio della crisi politica di questo periodo.
I partiti devono ritornare ad essere strumento di partecipazione popolare. Il disamore per la politica è un'affermazione falsa. Di tanto in tanto si organizzano manifestazioni di protesta, in queste le persone si riversano per le strade, mostrano il loro disappunto. Firmano la loro presenza. Il popolo italiano esiste e vuole partecipare alla vita politica della nazione.
L'8 settembre è stata organizzata una manifestazione a cui sono stato invitato, avevo detto che avrei messo a disposizione il mio blog a chiunque avesse voluto scrivere (alla faccia dei partiti personali) e l'invito mi è arrivato tramite mail e lo riprodurrò nel primo commento.
La manifestazione ha il nome di V-Day, è organizzato da Beppe Grillo. Credo sia giusto parlarne.

martedì 4 settembre 2007

Il banco vince sempre


Un po’ di tempo fa mi ritrovai per caso a seguire una lezione di statistica. L’uomo alla lavagna mostrava alcuni dati e si sforzava di spiegare come la percentuale erogata per le vincite al lotto fosse inferiore rispetto alla probabilità di uscita del numero o della combinazione di numeri.

In conclusione dimostrò che il banco vince sempre. La teoria fu convincente avevo sempre creduto che a vincere sempre fossero i bari. Il 31 maggio lessi un articolo sul XIX secolo di Marco Menduni e Ferruccio Sansa. Banco e Baro possono essere la stessa cosa a danno della collettività.

L’inchiesta portata avanti dai due giornalisti parla di un debito da parte delle società di slot machine di 98 miliardi di euro. Sarebbe una delle più grandi evasioni della storia.

Ma non è finita qui. Secondo il Gruppo antifrodi tecnologiche della Guardia di Finanza, sembra che parte di questo denaro sia finito nelle tasche della criminalità organizzata. Soprattutto della cosca di Nitto Santapaola. Malgrado il rapporto di una commissione parlamentare e delle indagini della guardia di finanza nessuno ha dato spiegazioni sul caso. Né il ministro dell’economia né il direttore del monopolio di stato.

La Corte dei Conti ha chiesto alle società concessionarie di pagare decine di miliardi di euro di risarcimento del danno ingiusto patito dallo stato. Neppure le tv nazionali ne hanno dato molto importanza. Eppure gli italiani stringono i denti per riequilibrare i bilanci dello stato.

98 miliardi di euro equivalgono a tre finanziarie. Quante cose potremmo fare…

E invece, ripeto, la notizia è trapelata su un solo quotidiano grazie ai due giornalisti e fino ad ora non è stato adottato alcun provvedimento.