E’ ormai dato per certo che l’indulto in Italia non lo voleva nessuno fatta eccezione per i parlamentari che per iniziare la nuova legislatura nel segno delle larghe intese l’hanno votata con il 70% dei consensi. E’ scattata poi la corsa al record di chi indultato ritornava per primo in carcere, un gioco tra mattacchioni recidivi. Primi ex equo sono Massimiliano Formula, di 32 anni, di Sassari, e Raimondo Muntoni, di 28, di Tula, sono rientrati in carcere dopo due ore. Del secondo non è stato dato il nome ma si conosce il luogo di nascita, Taranto, e la città dove è ritornato in carcere, Genoa. Il tempo del rientro è di cinque ore e mezzo. Giampaolo Monteduro, 49 anni è rientrato dopo dodici ore, si è classificato terzo. Senza premio ma con meriti Mirkovic Svetozar, 34enne di Belgrado dopo averlo rilasciato si sono accorti che su di lui pendeva un mandato di cattura internazionale.
Lasciando da parte l’ironia, questi sono solo alcuni casi in cui l’effetto dell’indulto, per la povera gente non è servito a nulla. Dati risalenti a Febbraio dicono che l’11% dei detenuti sono rientrati in carcere. A Napoli il procuratore capo del pool antimafia Franco Roberti, ha dichiarato che in quasi tutti gli omicidi degli ultimi tre mesi(affermazione risalente al 9.11.2006) ex detenuti usciti con l’indulto hanno avuto un ruolo: vittime, killer, mandanti o complici. Ancora oggi si sente parlare di ex indultati che commettono reati: la strage di Treviso. Ma l’indulto ha dato conseguenze ancora più rilevanti. Si è diffuso nella nazione un senso di impunità. Resta alla mente con quanta facilità un gruppo di giovani massacra di botte uccidendolo dopo aver insultato la sua ragazza un loro coetaneo d’avanti una discoteca di Vietri. Si uccide, si rapina, si commettono reati sapendo che è possibile farla franca. Che si viene arrestati la sera e rilasciati il giorno successivo. Che conviene più essere un bullo fare carriera e diventare un mammasantissima che essere un ragazzo studioso e diventare una persona perbene. Lo dicono le immagini della vita lussuosa in ville sfarzose, proiettate continuamente dai media, di Ricucci, Fiorani, Tanzi, Cragnotti e la danza continua con Geronzi, che viene anche premiato, per poi finire in parlamento dove forti del potere della democrazia la “casta” sfugge a qualsiasi giudizio.



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