
Pochi mesi fa il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi parlò della conoscenza dei ragazzi nel nostro paese, citò alcuni dati dell’Ocse che vede la scuola del nostro paese collocata al venticinquesimo posto nella classifica stilata. Il problema di una scuola efficiente è un nodo che trasciniamo dietro da lungo tempo e che ha effetti anche nel vissuto quotidiano. Forse non è un caso che a parlarne sia stato solo un organismo neppure tanto vicino alla scuola per competenza.
Coloro che invece avevano la possibilità giacché il dovere di intervenire hanno taciuto. In dieci anni sono state fatte tre riforme che si sono esaurite con la cancellazione di quelle precedenti. Un ultimo esempio possiamo darlo citando il ripristino degli esami di riparazione che tanto hanno fatto innervosire gli studenti.
Eppure la scuola è la principale agenzia con cui lo stato-comunità può veicolare i principi ovvero i valori universali di condotta. E’ invece niente. Ma parlando della protesta degli studenti che sono scesi in piazza nei giorni scorsi: manifestare il dissenso per il ripristino nell’esame di riparazione è un po’ riduttivo. Gli studenti devono protestare, devono pretendere un scuola pubblica migliore. Devono protestare perché le classi sono troppo numerose e quindi la lezione diventa dispersiva. Gli adolescenti che conosco hanno almeno trenta compagni di classe. Ma in alcune scuole si sfiorano trentotto membri all’interno di un’aula. E poi devono pretendere professori qualificati che svolgano giusti programmi e che li seguano durante l’anno. Anche in questo ultimo caso la responsabilità è dei governi che si susseguono. Ogni anno ci sono valanghe di trasferimenti di professori. Ci sono professori precari a vita. Con che entusiasmo può insegnare un professore se viene bistrattato di anno in anno non avendo neppure la certezza di poter lavorare l’anno successivo?
La scuola italiana pubblica non funziona e neppure quella privata finanziata con i soldi pubblici funziona. E allora gli studenti fanno bene a protestare, fanno male solo se protestano contro il ripristino degli esami riparatori. Meglio ripetere l’anno se non si è pronti per la classe successiva, il tempo che si perde finiti gli studi potrebbe essere maggiore se non si ha una buona preparazione.
E poi credo anche che bisogna reintrodurre il latino alle medie. A chi dice che il latino “è una lingua morta” rispondetegli che il latino è logica e non va parlata.






