I prezzi di vendita di pasta, pane e dolci subiranno una brusca accelerazione a causa del costo del frumento. L’Italmopa (Associazione dei mugnai e dei pastai italiani aderenti alla Confindustria) afferma che il costo del frumento è aumentato del 30% in un periodo dell’anno in cui l’offerta è maggiore. L’aumento dei costi è addebitabile alla grande finanza, la quale ha inserito nel portafoglio dei fondi speculativi, gli hedge funds, in maniera consistente anche i cereali, accanto ad altri protagonisti delle materie prime nobili come ad esempio oro e petrolio. Un altro elemento chiave è poi l’avvio di un nuovo business che ha fatto capolino pressoché in tutti i Paesi del mondo, vale a dire la produzione di etanolo e di biodiesel, i quali si producono anche, e non solo, con i cereali. Oltre che alle scarse produzioni di grano in Europa, Stati Uniti e Australia, dovute soprattutto a forte siccità e a condizioni meteo anomale.
L’aumento consistente è scaturito dalla politica economica americana di trasformare gli alimenti in combustibili. Questo è accaduto ufficialmente il 26 marzo a seguito di un incontro tra il presidente degli Stati Uniti George Bush con il presidente del consiglio e direttore generale della General Motors Corp., Rich Wagoner; con il direttore generale di Ford Motor Co., Alan Mulally e con il direttore generale del gruppo Chrysler di Daimler Chrysler AG, Tom La Sorda, in un momento in cui il prezzo medio della benzina è in aumento.
L’uso dell’etanolo non è un idea nuova risale ai primi del novecento. Oggi viene riproposta. Il Brasile ha sempre adottato questa fonte di energia tanto che oggi si segue come modello.
Il Brasile produce etanolo soprattutto da canna da zucchero ad opera del lavoro semischiavistico, i lavoratori impiegati sono più di un milione e le loro condizioni lavorative sono scarsamente migliorate rispetto all’inizio della produzione. Inoltre, oggi come allora, la produzione di alcool distrae dalla produzione agricola di cibo in maniera tale che, da quello che era il secondo più grande esportatore di prodotti agricoli, il Brasile va oggi incontro a scarsità di cibo e inflazione dei prezzi degli alimenti, ed è costretto ad importare merci di prima necessità che potrebbero essere prodotte a basso costo in proprio. Il 70% della sua popolazione vive in povertà, i lavoratori vengono pagati circa un dollaro per una tonnellata di canna da zucchero tagliata (a mano), il bassissimo costo di produzione dello zucchero fa la felicità degli speculatori internazionali, il totale delle ferrovie non è mai aumentato negli ultimi 80 anni, è questo il modello che si vuole seguire.
Ma se il Brasile può produrre canna da zucchero il Messico ha il problema delle tortillas.
Il Messico, che è stato storicamente un grande produttore di mais sin dai tempi delle civiltà precolombiane ha praticamente smesso di coltivarlo perché è più conveniente importarlo dagli USA, dove l'agricoltura riceve forti sovvenzioni statali. Dunque i contadini messicani si impoveriscono perché non possono reggere la concorrenza che viene fatta ai loro prodotti dalla ricca e sovvenzionata agricoltura statunitense. Cosa c’entrano le tortillas? L’ingrediente base di questo alimento è la farina di mais, aumentata del 400%. L’aumento sta colpendo le economie domestiche delle classi sociali più povere e sta causando forti proteste popolari.
Sussidi: è un altro punto importante. Quando vengono elargiti sussidi l’economia cambia, si adatta.
Imprese come la Archer Daniels Midland e la Cargill (il gigante globale dei cereali), attirate dai forti incentivi e guadagni, stanno spostando forti somme nel settore dell’etanolo. Le due aziende insieme fanno la parte del leone nei mercati dei cereali, della soia, dei mangimi per animali e della carne in proporzioni diverse nei vari paesi del globo ed hanno esteso recentemente la loro attività nel Sud-America. Per quanto riguarda l’etanolo c’è da notare che, grazie ai massicci incentivi e sussidi pagati dai contribuenti americani sotto l’amministrazione Bush, i due colossi hanno dovuto cedere quote di mercato (interno USA) a tutta una pletora di produttori locali e minori che hanno fiutato l’affare. Ed infine per produrre etanolo per tanta energia quanta ne usiamo per i trasporti, richiederebbe 1,1 miliardi di acri dedicati alla produzione di mais ad alto rendimento ovvero circa il 51% della superficie terrestre dei 50 stati.(Affermazione del dottor Howard Hayden, professore emerito dell'università del Connecticu). La produzione di etanolo comporterà un aumento dei prezzi degli alimenti ma mentre le popolazioni dei paesi più sviluppati storcendo il naso e mugugnando riusciranno a vivere sarà sempre più difficile aiutare le popolazioni del terzo mondo con la conseguenza che voi tutti capirete.