Qualcuno definirebbe l’interesse come l’ambizione di un soggetto al raggiungimento di un obbiettivo a cui si contrapporrebbe un interesse di tipo collettivo che restringerebbe la sfera di funzioni che portino al raggiungimento dello scopo da parte dell’individuo. Senza l’interesse collettivo il primo potrebbe realizzare lo scopo anche con metodi più o meno legali.
Nelle elezioni di un rappresentante istituzionale i due interessi si contendono e sono gli unici elementi che contano pur non essendo mai citati.
“Questa volta gli italiani non sbaglieranno” così esordì un signore mentre assieme assistevamo alla caduta del governo. Per lui bisognava votare Berlusconi!!! Mi venne naturale chiedergli le ragioni. L’uomo più ricco d’Italia già aveva governato ed il suo esecutivo non aveva certo brillato, inoltre non poco tempo addietro una sentenza di ultimo grado aveva affermato il falso in bilancio del politico ma lo aveva assolto sostenendo che con una legge fatta quando lui risiedeva a Palazzo Chigi l’atto non era considerato più reato. Quindi riguardo l’onestà non è certo apprezzabile.
Le ragioni gli vennero di getto, ciò avrebbe potuto farmi ricredere ma mio malgrado non fu così. “I comunisti”, come lui chiamava il precedente governo, gli controllavano i conti. “Se lui avesse prelevato 30000 euro dalla sua società gli avrebbero chiesto spiegazioni riguardo la destinazione del contante e quindi non avrebbe neppure potuto fare un regalo con quei soldi”.
Così capii che l’interesse individuale del signore a disporre dei soldi della società che gestiva era più forte dell’interesse collettivo a controllare che i soldi della società non siano usati illegalmente.
Malgrado la classe politica non ci faccia ben sperare circa la formulazione degli interessi, credo che le nostre coscienze debbano propendere per l’interesse collettivo. Un giorno lo dovremo pur cambiare questo paese.


