Alitalia è costata ai consumatori in dieci anni 5 miliardi e 187 milioni di euro, già l’anno scorso parlavamo nel post “Nel Blu dipinto di Blu” del super stipendio dell’allora amministratore delegato Cimoli. Stipendio di gran lunga maggiore dei sui colleghi stranieri dirigenti di compagnie di bandiera in attivo. Neppure chi ha succeduto Cimoli ha avuto uno stipendio misero. Maurizio Prato in una denuncia fatta dal Codacons avrebbe guadagnato 326.414 euro in cinque mesi, pari a 2.170 euro al giorno, malgrado la situazione in cui versa la compagnia.
Si parla di italianità, di patria, di patriottismo, a farlo sono coloro i quali hanno ridotto una grande compagnia aerea in questo stato, nel 2001 un’azione dell’azienda valeva 8,5 euro mentre oggi ne vale 0,4. Esemplare è un’affermazione di Aldo Cazzullo sul Corriere della sera Magazine: "Far fallire una compagnia aerea a lungo quasi monopolista non era impresa facile. I sagaci amministratori dell'Alitalia ci sono riusciti benissimo; anche perché il loro compito non era gestire un'azienda con criteri di mercato, bensì garantire i loro mandanti politici con assunzioni ed elargizioni." (10 aprile 2008).
L’azionista di riferimento con il 49,90% è il ministero dell’Economia e delle Finanze, il suo esponente Giulio Tremonti, che credo sia uno dei responsabili del fallimento Alitalia, se ne vede a starsene alla larga dalla vicenda visto che le dichiarazioni le rilascia il ministro del welfare Sacconi.
Alla vigilia delle ultime elezioni c’era la possibilità di disfarsi della compagnia cedendola all’Air France società in attivo nello stesso settore, l’occasione fu strumentalizzata incoscientemente durante la campagna elettorale con il conseguente ritiro dell’offerta. La società francese si sarebbe fatta carico anche dei debiti di Alitalia. Successivamente viene elargito un prestito detto “Ponte” di 300 milioni di euro dal governo con conseguente apertura di una procedura di infrazione da parte della commissione europea nella quale si ipotizzano presunti aiuti di Stato contrari alle regole dell'Unione in materia di concorrenza. L’offerta della soluzione politica CAI è stata bocciata da alcune sigle sindacali, tra cui CGIL, ed ora la situazione è peggiorata.
Più di cinque miliardi di euro e questi signori non sono stati in grado di salvare Alitalia, bastava inserire la compagnia in un circuito internazionale di partenariato e almeno alla fine, quando si è trovata in uno stato di coma profondo non continuare a colpirla.


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