"Mirate in alto, calciate lontano: se andate a caccia di stelle può darsi che non le troviate, ma non tornerete con un pugno di fango".(Gibran)

venerdì 29 febbraio 2008

L'interesse individuale VS l'interesse collettivo

Qualcuno definirebbe l’interesse come l’ambizione di un soggetto al raggiungimento di un obbiettivo a cui si contrapporrebbe un interesse di tipo collettivo che restringerebbe la sfera di funzioni che portino al raggiungimento dello scopo da parte dell’individuo. Senza l’interesse collettivo il primo potrebbe realizzare lo scopo anche con metodi più o meno legali.

Nelle elezioni di un rappresentante istituzionale i due interessi si contendono e sono gli unici elementi che contano pur non essendo mai citati.

“Questa volta gli italiani non sbaglieranno” così esordì un signore mentre assieme assistevamo alla caduta del governo. Per lui bisognava votare Berlusconi!!! Mi venne naturale chiedergli le ragioni. L’uomo più ricco d’Italia già aveva governato ed il suo esecutivo non aveva certo brillato, inoltre non poco tempo addietro una sentenza di ultimo grado aveva affermato il falso in bilancio del politico ma lo aveva assolto sostenendo che con una legge fatta quando lui risiedeva a Palazzo Chigi l’atto non era considerato più reato. Quindi riguardo l’onestà non è certo apprezzabile.

Le ragioni gli vennero di getto, ciò avrebbe potuto farmi ricredere ma mio malgrado non fu così. “I comunisti”, come lui chiamava il precedente governo, gli controllavano i conti. “Se lui avesse prelevato 30000 euro dalla sua società gli avrebbero chiesto spiegazioni riguardo la destinazione del contante e quindi non avrebbe neppure potuto fare un regalo con quei soldi”.

Così capii che l’interesse individuale del signore a disporre dei soldi della società che gestiva era più forte dell’interesse collettivo a controllare che i soldi della società non siano usati illegalmente.

Malgrado la classe politica non ci faccia ben sperare circa la formulazione degli interessi, credo che le nostre coscienze debbano propendere per l’interesse collettivo. Un giorno lo dovremo pur cambiare questo paese.

sabato 9 febbraio 2008

La leggittimazione del potere


Se non avessimo sostituito la legge alettorale alle elezioni del '93, la nostra amata nazione avrebbe avuto un'altra storia. A governare sarebbe stato il PDS di Achille Occhetto, il proporzionale lo avrebbe reso vincitore. Ma si volle cambiare e si scelse il maggioritario così a vincere fu la coalizione di centro-destra. Chissà se si fosse fatto una legge che avrebbe regolato il conflitto di interessi...io credo di no!

Un sistema elettorale è molto importante per le sorti di una nazione. In qualsiasi stato democratico la leggittimazione del potere deve avvenire in modo pieno e quanto più coerente.

La leggittimazione impersonale è solo una formalità, un modo per dimostrare che uno stato è democratico e che il potere è in mano al popolo. Ma è importante che questa formalità venga garantita.

Non è possibile che la leggittimazione venga ostacolata. La legge elettorale firmata da Calderoli ha avuto questo ruolo, le conseguenze che abbiamo avuto è stata una incapacità di governare e uno stato già a pezzi che ha prolungato la sua crisi. Non procedere ad una riforma elettorale è stato un gesto ancora più irresponsabile dei fautori della legge stessa. Uno stato ha bisogno di un governo forte e leggittimato, tanto più se si tratta di un paese in crisi.

venerdì 1 febbraio 2008

Maledetti sacchetti


Mentre il medico studia… diceva un vecchio detto, i fiumi di rifiuti dilagano. Non c’è niente che si debba studiare in un’emergenza, bisogna agire. Agire con convinzione e chiarezza con metodi esemplari. E’ il trauma che fa riflettere l’uomo e quando l’uomo non riflette in un trauma non cresce.

Gli inceneritori sono una necessità? Non bastano occorre una radicale sterzata. Neppure la raccolta differenziata non basta nello stato in cui siamo arrivati. Le immagini che scorrono lungo lo schermo non ci fanno ancora riflettere: di quante cose possiamo fare a meno? Credete che si possa fare la raccolta differenziata? E quei maledetti sacchetti che oramai sono il simbolo della calamità rifiuti come li differenziamo. Credete che siano i soli? Il simbolo appare ma all’interno c’è il problema. I rifiuti che si producono non sono riciclabili. Occorre un progetto, delle norme, le attrezzature. Occorrono delle regole uniformi sul tutto il territorio:

  • Quei maledetti sacchetti non vanno prodotti. E’ un principio.
  • Poi ci vogliono delle norme che non permettano la commercializzazione di prodotti che una volta smessi sono difficilmente riciclabili e che possono diversamente essere assemblati con un maggior riutilizzo dei componenti. In questo lo stato deve investire fondi per la ricerca. E’ un buon inizio.
  • Il vuoto a rendere è fondamentale. I commercianti hanno un ruolo principale. (Ad es. le bottiglie di vetro vanno restituite presso il supermarket, le pile al tabacchino e.t.c.). Chi non collabora ci rimette, chi collabora può guadagnare. I ragazzini si attiverebbero per recuperare il vuoto sensibilizzandosi e guadagnando meritatamente. Lo stato deve dare incentivi per i commercianti che più si attivano. E’ un elemento necessario.
  • La raccolta porta a porta è indispensabile.
  • Poi ci vogliono le isole ecologiche e le attrezzature per recuperare il riciclato.
  • Ed infine lo stato deve investire sulla ricerca per eliminare i rifiuti non smaltibili che dovrebbero essere una percentuale minima, che possono essere depositati nel frattempo in siti di stoccaggio.

Questa è un esempio di economia che recupera i rifiuti ma è soprattutto un segno di civiltà. Purtroppo però noi non possiamo fare a meno di inceneritori e cip6.