"Mirate in alto, calciate lontano: se andate a caccia di stelle può darsi che non le troviate, ma non tornerete con un pugno di fango".(Gibran)

domenica 28 settembre 2008

Gioco da bambini

Non ricordo bene come si chiamasse ma ricordo che il bimbo che lo dirigeva metteva il braccio in avanti con il palmo rivolto verso il basso, e poi chiamava i gusti: “torta al gelato con limone!” e tutti i bambini a cui piaceva la torta a gelato col limone correvano verso il braccio teso a mettere il dito sotto il palmo. Mettevo sempre il dito accanto a quello della bambina di cui ero innamorato. Uno dei tanti modi per farmi notare.

Non continuammo per molto a fare questo gioco, anche perché diventammo grandi. Ma se per alcune scelte avevo dei dubbi che mi portavano a seguire la persona a cui volevo bene, sulla scelta del colore non potevo mentire. Il mio colore preferito era il giallo e le nostra corsa si divise.

Tutt’ora ritengo che il giallo mi affascini in un modo particolare e le opinioni hanno altre materie, col tempo più chiare. Così mi ritrovo in discorsi su holding create per frodare il fisco, tangenti, corruzioni da parte di esponenti politici. La mia corsa sarebbe stata verso il braccio che avrebbe condannato queste persone. “Tu, al loro posto, avresti fatto la stessa cosa!” mi accusano. Ma una volta unito il dito sotto il palmo la scelta è fatta, non puoi più trattare. Se io facessi la stessa cosa dovrei essere punito. Ci sono delle scelte a cui non si può sfuggire, queste non sono discutibili. Non hanno delle attenuanti né delle deroghe.

Creare società fittizie per far uscire denaro dall’Italia è un reato e dovrebbe essere punito, allo stesso modo pagare tangenti per avere appalti pubblici. Concorrere con la mafia o corrompere i giudici.

Ma ascoltando l'opinione di molti capisci che una cosa è vera: quando si è giovani si è più onesti, col crescere si diventa molto più opportunisti. E in fondo quello era solo un gioco da bambini.



martedì 23 settembre 2008

La picchiata

Alitalia è costata ai consumatori in dieci anni 5 miliardi e 187 milioni di euro, già l’anno scorso parlavamo nel post “Nel Blu dipinto di Blu” del super stipendio dell’allora amministratore delegato Cimoli. Stipendio di gran lunga maggiore dei sui colleghi stranieri dirigenti di compagnie di bandiera in attivo. Neppure chi ha succeduto Cimoli ha avuto uno stipendio misero. Maurizio Prato in una denuncia fatta dal Codacons avrebbe guadagnato 326.414 euro in cinque mesi, pari a 2.170 euro al giorno, malgrado la situazione in cui versa la compagnia.

Si parla di italianità, di patria, di patriottismo, a farlo sono coloro i quali hanno ridotto una grande compagnia aerea in questo stato, nel 2001 un’azione dell’azienda valeva 8,5 euro mentre oggi ne vale 0,4. Esemplare è un’affermazione di Aldo Cazzullo sul Corriere della sera Magazine: "Far fallire una compagnia aerea a lungo quasi monopolista non era impresa facile. I sagaci amministratori dell'Alitalia ci sono riusciti benissimo; anche perché il loro compito non era gestire un'azienda con criteri di mercato, bensì garantire i loro mandanti politici con assunzioni ed elargizioni." (10 aprile 2008).

L’azionista di riferimento con il 49,90% è il ministero dell’Economia e delle Finanze, il suo esponente Giulio Tremonti, che credo sia uno dei responsabili del fallimento Alitalia, se ne vede a starsene alla larga dalla vicenda visto che le dichiarazioni le rilascia il ministro del welfare Sacconi.

Alla vigilia delle ultime elezioni c’era la possibilità di disfarsi della compagnia cedendola all’Air France società in attivo nello stesso settore, l’occasione fu strumentalizzata incoscientemente durante la campagna elettorale con il conseguente ritiro dell’offerta. La società francese si sarebbe fatta carico anche dei debiti di Alitalia. Successivamente viene elargito un prestito detto “Ponte” di 300 milioni di euro dal governo con conseguente apertura di una procedura di infrazione da parte della commissione europea nella quale si ipotizzano presunti aiuti di Stato contrari alle regole dell'Unione in materia di concorrenza. L’offerta della soluzione politica CAI è stata bocciata da alcune sigle sindacali, tra cui CGIL, ed ora la situazione è peggiorata.

Più di cinque miliardi di euro e questi signori non sono stati in grado di salvare Alitalia, bastava inserire la compagnia in un circuito internazionale di partenariato e almeno alla fine, quando si è trovata in uno stato di coma profondo non continuare a colpirla.

lunedì 8 settembre 2008

La ricerca della felicità


Prosperità e benessere nella nostra società vengono misurate in termine di Pil. Ma seppur questo indice aumenta non riscontriamo giovamento nello standard di vita della comunità che tende a diminuire. Paradossalmente la crescita del Pil può essere provocata da capannoni dismessi, da un aumento della criminalità, dalle catastrofi naturali e dalle guerre. Fortunatamente l’Unione Europea sta studiando un nuovo indice più concreto da sostituire al primo. Il Gpi è un indicatore che misura il livello qualitativo della vita in una nazione, sembra più utile, non è recente e dal 1970 è iniziato a decrescere. L’indice Fil misura la Felicità Interna Lorda, è stato coniato dal re del Bhutan e poggia su quattro pilastri: la promozione di uno sviluppo equo sostenibile, la preservazione e la promozione dei valori culturali, la conservazione dell’ambiente e il buon governo. Proprio quest’ultimo, seppur può sembrare ironico, ha un gran significato poiché mira ad aumentare la felicità piuttosto che la crescita economica, pone la persona al centro dello sviluppo riconoscendo che l’individuo ha bisogni di natura materiale, spirituale ed emozionale.

Nel Marzo del ’68 Robert Kennedy tenne un discorso sul Pil molto riflessivo, tre mesi dopo fu assassinato durante la sua campagna elettorale. Sarebbe stato eletto presidente degli Stati Uniti.


Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jpnes, nè i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.

Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle.

Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi.

Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani. (Robert Kennedy)

giovedì 4 settembre 2008

Sorpresa!


Non c’è finanziaria né dpef che tenga, al ritorno dalle vacanze i costi continueranno ad incrementarsi. L’inflazione è cresciuta del 3,8%, le tasse sono aumentate, la spesa pubblica è stata decurtata, gli introiti sull’IVA sono vertiginosamente calati, e quest’ultimo aspetto segnala una ripresa dell’evasione fiscale. La politica non è funzionale alla ripresa del paese. La soluzione è stata ricercata nella spesa delle famiglie per far circolare il danaro, un errore: la soluzione è nel contenimento dei costi dei prodotti. I costi troppo alti scoraggiano gli acquisti soprattutto in periodi incerti come quello che stiamo vivendo. E ancora il risanamento non può avvenire solamente con la tassazione, errore che aveva fatto anche il precedente governo, ma deve avvenire attraverso gli investimenti e la crescita. E quindi si dovrebbe ridurre i prezzi di produzione nel comparto industriale e le tasse sul lavoro.

In periodi di crisi economica si dovrebbe cercare di creare una collaborazione tra i maggiori economisti nel paese, l’Italia ne vanta molti e uno di questi probabilmente avrà il Nobel a breve. Invece a governo si è riproposto un personaggio che fallì in un suo precedente mandato quando a causa di una politica fiscale espansiva si incrementò il debito pubblico.

Quando la carica del sole estivo svanirà con le prime piogge d’autunno, gli italiani si troveranno a districarsi tra gli aumenti delle bollette, dei beni di prima necessità e di nuove tasse che gli enti locali dovranno inventarsi per far fronte ai tagli. Qualcuno potrebbe non farcela.